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L'ONU faccia il suo dovere. Sono necessari “fatti” e non “appelli”

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Perché i Paesi del Golfo non accolgono i rifugiati e solo alla Europa viene chiesto di farlo? Perché il Segretario Generale dell'ONU è così insistente verso l'accoglienza europea e non chiede nulla ai Paesi arabi?

I Paesi del Golfo hanno chiuso le porte alle centinaia di migliaia di migranti in fuga dalla guerra siriana. Arabia Saudita, Bahrain, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, i più vicini per sensibilità, cultura e religione, non hanno voluto sinora promuovere politiche di accoglienza per i profughi.

Questi sono i fatti, i Paesi arabi hanno paura di una “invasione” musulmana. Certo a livello individuale organizzazioni umanitarie e singoli cittadini dei Paesi del Golfo hanno stanziato centinaia di migliaia di dollari per rispondere alla crisi dei migranti della Siria.

Tuttavia, non c'è nessuna politica “concreta” da parte dei Paesi del Golfo per scongiurare una catastrofe umanitaria, né per accogliere i rifugiati siriani e iracheni.

Si dice che esistano due ragioni di fondo per questo rifiuto:
a) timore di “infiltrazione” di cittadini e militanti “pro-Assad”;
b) rischio di squilibrio demografico e religioso interno.

Legittime scelte, ma francamente incongruenti e sbagliate, visto il contesto attuale in cui al “resto del mondo” (dall'Australia al Venezuela) si chiede solidarietà. Si aggrava la situazione in tutto il Medio Oriente non solo per le scelte unilaterali di Paesi che inviano propri aerei a bombardare l'ISIS (UK, Francia, Turchia e Russia) ma anche per i rischi seri di una mancanza di coordinamento reale tra Paesi che vogliono combattere i terroristi e tagliagole del califfato.

Gravissimo che non si convochi una vera coalizione, Assad, Iran e Russia inclusi, per mettere fine al terrore e alle tragedie dei popoli d'Iraq e Siria.

Recentemente l'inviato speciale dell'ONU Staffan de Mistura ha ricordato che “fino a un milione di persone che vivono nella Siria occidentale sono potenzialmente a rischio e dopo 11 milioni di sfollati e quattro milioni di rifugiati, è tempo di trovare una soluzione… altrimenti non ci sarà più nemmeno un siriano”.

Che fare dunque, noi singoli cittadini e capitani coraggiosi di organizzazioni e associazioni che si impegnano per la famiglia, la vita, la libertà religiosa e di educazione? A questa domanda abbiamo risposto con una iniziativa che può cambiare la situazione ed evitare il peggio.


Due settimane or sono, abbiamo lanciato una Petizione Globale che chiede al Consiglio di Sicurezza dell'ONU:
- l'approvazione di un Action Plan in difesa di cristiani e minoranze religiose in Medio Oriente ed Africa;
- il deferimento al Tribunale Internazionale dei Crimini di Guerra per i leader dell'ISIS/Daesh;
- l'approvazione di misure per bloccare i finanziamenti e gli scambi con l'ISIS/Daesh;
- il blocco di armamenti verso l'ISIS/Daesh.

Questo è il link alla Petizione:

http://citizengo.org/it/28177-stop-ai-massacri-delle-minoranze-religiose-libia-siria-ed-egitto


Questo è il tuo momento. In questo mese di Settembre il Segretario Generale presenterà il suo Action Plan al Consiglio di Sicurezza. Ora possiamo fare la differenza e spingere nella giusta direzione per far finire la guerra, le sofferenze il genocidio di cristiani e di altre minoranze religiose.

L'ONU faccia il suo dovere. Noi faremo la differenza con una azione concreta. Diffondiamo tra gli amici un semplice gesto: la nostra firma può cambiare il corso della storia e salvare migliaia di vite.



Per approfondire:
http://www.bbc.com/news/world-middle-east-34173139
http://www.bbc.com/news/world-middle-east-34132308
http://www.asianews.it/notizie-it/Crisi-siriana:-I-Paesi-del-Golfo-chiudono-le-porte-ai-profughi.-Appello-alla-pace-dall%E2%80%99inviato-speciale-Onu-35254.html

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